La Repubblica Democratica del Congo

cartina della repubblica democratica del congo

I progetti di solidarietà elaborati da SAMARI Onlus riguardano la Repubblica Democratica del Congo.

Vastissimo paese (circa 6 volte l’Italia) con immense risorse economiche, ancora oggi vive una situazione drammatica.  Le guerre civili, alimentate dalle immense ricchezze minerarie del paese, hanno segnato la storia di questo Stato fin dalla sua indipendenza nel 1960, quando si è verificato un ammutinamento dell'esercito e un tentativo di secessione da parte della provincia di Katanga, ricca di minerali.

Nel 1997 finisce la trentennale dittatura di Mobutu Sese Seko e sembra iniziare una nuova epoca e invece, tra il 1998 e il 2003, si è consumata quella che è stata definita “la guerra mondiale africana”, una delle più gravi crisi umanitarie al mondo che ha coinvolto un gran numero di eserciti dei paesi limitrofi, che hanno combattuto sul territorio congolese per il controllo dei ricchi giacimenti di diamanti, oro e coltan.

I risultati sono disastrosi: oltre 3 milioni di morti, tra vittime dirette, morti per carestie e malattie causate dal conflitto, oltre 500.000 profughi e decine di migliaia di bambini soldato reclutati a forza nei gruppi armati.

Nell’aprile 2003, la firma a Pretoria dell’Accordo globale conclusivo dà l’avvio al processo di pace, portando all’istituzione di un governo transitorio di unità nazionale che porterà il paese alle prime elezioni multipartitiche nell’aprile 2006, ma ciò non ha fermato i combattimenti sul campo (a nulla è servito anche l’arrivo dei Caschi Blu ONU del contingente MOMUC). I gruppi ribelli tutsi, appoggiati dagli eserciti di Ruanda e Uganda e le milizie tribali, in appoggio alle truppe governative, continuano a combattere.

La violenza, in particolare nelle regioni orientali del paese, aggrava la condizione dei bambini, l'assoluta maggioranza della popolazione congolese, causando malattie, malnutrizione e insicurezza.

Nella capitale Kinshasa, dove milioni di abitanti vivono in quartieri disastrati e privi anche dei servizi più elementari, si affolla una popolazione di migliaia di bambini di strada, orfani di guerra ed ex bambini soldato.

La popolazione civile continua a vivere una guerra senza immagini e senza racconti.

L'indaguatezza delle infrastrutture, la quasi assenza dei servizi in gran parte del paese, come l'accesso all'acqua, sanità, energia elettrica, trasporti, rete stradale, mette a dura prova le comunità locali, in alcuni casi ne mette a rischio la sopravvivenza. Lo scandalo alla base di questa situazione è che stiamo parlando di uno dei paesi più ricchi al mondo a livello di risorse del sottosuolo.

Oro, diamanti, coltan, costituiscono il tesoro del Congo e paradosalmente ne sono la sua condanna.  A beneficiare di queste enormi ricchezze sono solo le grandi multinazionali e pochi locali che sfruttano i loro connazionali e che hanno tutto l'interesse a lasciare che i conflitti non smettano.


UNO SGUARDO AL PASSATO: LA MEMORIA RITROVATA

Un tuffo nella storia travagliata dell’ex Zaire, per non dimenticare l’orrore compiuto dal re del Belgio ai tempi delle colonie. Almeno dieci milioni di africani furono uccisi, alla fine dell’Ottocento, dagli aguzzini di Leopoldo II, all’epoca padrone del Congo. Molti altri vennero ridotti in schiavitù e orribilmente mutilati. Una galleria di atrocità svelate con fatica dagli storici.

E’ un orrore dimenticato. Un crimine contro l’umanità passato sotto silenzio. Una di quelle pagine oscure e dolorose della storia che pochi conoscono, ma che bisognerebbe raccontare ai figli, di generazione in generazione, affinché la moltitudine di vittime innocenti e i loro feroci aguzzini non vengano mai dimenticati. Gli studiosi l’hanno chiamata la “strage degli innocenti”. E gli innocenti in questo caso sono le centinaia di migliaia di congolesi torturati, mutilati o uccisi tra il 1880 e il 1908 dal re del Belgio Leopoldo II, all’epoca signore assoluto del Congo.

Se oggi l’opinione pubblica ignora questa terribile carneficina compiuta ai tempi della colonizzazione europea in Africa, lo si deve anche al fatto che gli autori dell’eccidio fecero in modo di nascondere le proporzioni del loro scempio.

Scrive lo storico Adam Hochschild nel suo libro King Leopold’s Ghost: «Il Congo offre un eclatante esempio della politica dell’oblio. Leopoldo e i funzionari coloniali fecero accuratamente tutto il necessario per cercare di cancellare le prove dei loro crimini». Nell’agosto del 1908, poco prima di cedere ufficialmente la propria colonia personale al governo del Belgio, Leopoldo II fece bruciare per otto giorni consecutivi la maggior parte degli archivi dei suo possedimenti congolesi. «Regalerò ai belgi il mio Congo, ma non avranno diritto a sapere ciò che vi ho fatto», disse.

E oltre alle carte ridotte in cenere, ridusse drasticamente al silenzio i testimoni scomodi. Fu così che una parte importante della storia della dominazione europea in Africa venne cancellata. A riportare alla luce l’ecatombe congolese oggi sono i pochi documenti amministrativi rinvenuti dagli storici. Ma soprattutto sono centinaia di impressionanti fotografie in bianco e nero scattate dai missionari e dai reporter indipendenti ai tempi dei massacri. Immagini sbiadite e raccapriccianti mostrano uomini frustati, donne trattate come animali, bimbi ridotti alla schiavitù.

 
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